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Università telematiche: come funzionano, quanto costano e per chi hanno senso

26 marzo 20265 min di lettura

Le università telematiche esistono, sono riconosciute dal Ministero e stanno diventando sempre più diffuse. Eppure su di loro circolano molti stereotipi, spesso infondati. Vale la pena capire come funzionano davvero, per chi hanno senso e dove invece non sono la scelta giusta.

Cosa sono e se sono riconosciute

In Italia esistono 11 università telematiche riconosciute dal Ministero dell'Università e della Ricerca. Tra queste: Uninettuno, Unipegaso, Mercatorum, Nicolò Cusano, Guglielmo Marconi, Giustino Fortunato, Unitelma Sapienza, San Raffaele, i-Campus, Leonardo da Vinci e Italian University Line.

Una laurea conseguita in una di queste università ha lo stesso valore legale di una laurea tradizionale. Se serve un titolo per accedere a un concorso pubblico o a un percorso di studi successivo, una laurea telematica vale esattamente quanto una in presenza. Il primo passo, prima di iscriversi a qualsiasi corso, è verificare sul sito ministeriale che l'università sia nell'elenco ufficiale: non tutte le realtà che si presentano come università lo sono davvero.

Detto questo, non tutte le telematiche sono uguali. L'ANVUR, l'agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario, le valuta annualmente tenendo conto di gradimento degli studenti, tasso di occupazione e salari. Vale la pena consultare queste valutazioni prima di scegliere, perché le differenze tra un ateneo e l'altro sono significative.

Come funzionano

Le lezioni

Le lezioni sono asincrone: vengono registrate e caricate su una piattaforma accessibile in qualsiasi momento. Non c'è un orario da rispettare. Molti atenei offrono anche lezioni live con i docenti, ma nella maggior parte dei casi non sono obbligatorie.

I video sono organizzati in micro-lezioni da 5 a 25 minuti. Al termine di ciascuna c'è spesso un test di autovalutazione per verificare la comprensione. Le dispense e il materiale di approfondimento sono disponibili sulla stessa piattaforma.

Per poter sostenere un esame è generalmente necessario aver visualizzato almeno l'80% delle lezioni di quel corso. La prima visione di ogni video è in tempo reale, senza possibilità di saltare avanti. Dalla seconda visione in poi si può mettere in pausa, tornare indietro, accelerare la velocità.

Gli esami

Le sessioni d'esame sono molto più frequenti rispetto alle università tradizionali. In molti casi è possibile dare un esame ogni mese, scegliendo la data e la sede più conveniente.

Gli esami possono essere:

  • In presenza, presso una delle sedi fisiche dell'ateneo distribuite su tutto il territorio nazionale
  • Online, da casa con webcam accesa, microfono e connessione internet. Prima dell'esame bisogna inquadrare la stanza per dimostrare l'assenza di appunti o dispositivi aggiuntivi. Durante l'esame un sistema di rilevamento controlla che lo sguardo rimanga rivolto allo schermo

La maggior parte degli esami è a risposta multipla. Alcuni prevedono una parte orale, svolgibile in presenza o via videoconferenza. Il risultato degli esami a crocette è immediato, ma la convalida ufficiale richiede circa 7 giorni, durante i quali una commissione verifica il video della sessione.

Le sedi e i costi aggiuntivi

Alcune telematiche, come Pegaso, richiedono l'acquisto di una sede per poter sostenere gli esami. Acquistare una sede dà diritto a un numero limitato di tentativi per anno accademico in quella sede. Se si esauriscono i tentativi, bisogna acquistare una sede aggiuntiva, intorno ai 150 euro. Eccampus invece applica un costo fisso per ogni esame sostenuto, indipendentemente dal risultato.

I costi complessivi

Le università telematiche sono tutte private, quindi la retta è fissa e non dipende dall'ISEE. I prezzi variano: alcune si aggirano sui 3.600 euro l'anno, altre partono da circa 4.000. Alcune offrono convenzioni per categorie specifiche: dipendenti pubblici, forze dell'ordine, familiari già iscritti. Tutto ciò che esula dalla retta base, come la domanda di laurea o l'acquisto di sedi aggiuntive, ha un costo separato.

La tesi

In alcune telematiche la tesi funziona tramite Project Work: l'ateneo propone una lista di tracce tematiche collegate al corso di laurea, lo studente sceglie quella che preferisce e la sviluppa in autonomia. Non c'è un professore relatore nel senso tradizionale, ma ci sono docenti assegnati alla correzione disponibili via mail.

Per chi ha senso

Le università telematiche hanno senso in due situazioni principali.

La prima è chi lavora e non può permettersi di frequentare un'università in presenza, sia per motivi di orario sia per distanza geografica. La flessibilità delle lezioni asincrone e la possibilità di dare gli esami online eliminano il problema degli spostamenti e dei permessi lavorativi.

La seconda è chi, per motivi logistici, personali o di salute, non può frequentare un percorso tradizionale. Le telematiche abbassano le barriere di accesso all'istruzione universitaria in modo concreto: chi ha difficoltà motorie, chi vive lontano da città universitarie, chi ha problemi di ansia o neurodivergenze trova in questo formato una strada praticabile.

Per chi non ha senso

Se si è uno studente fresco di diploma senza particolari vincoli lavorativi o logistici, la scelta di una telematica rispetto a una università tradizionale non porta vantaggi reali. Il networking, i lavori di gruppo, il confronto quotidiano con docenti e compagni, la vita universitaria in senso ampio: tutto questo non esiste nella telematica. Non è un difetto strutturale, è semplicemente un formato diverso che risponde a esigenze diverse.

Lo scetticismo dei selezionatori verso le telematiche sta diminuendo, ma esiste ancora. Chi sceglie una telematica per pura comodità, senza averne reale necessità, potrebbe trovarsi in svantaggio rispetto a candidati con percorsi tradizionali.

Lo stereotipo della facilità

L'idea che una telematica sia più facile di una università tradizionale è uno degli equivoci più diffusi. Più comoda, sì. Più facile, no necessariamente. I programmi sono sottoposti agli stessi standard delle università tradizionali, i docenti spesso insegnano anche in atenei fisici, e gli obblighi di frequenza e i criteri di valutazione esistono anche qui.

Quello che cambia è la struttura: più autonomia, meno rigidità. Questo è un vantaggio per chi sa autogestirsi, e un ostacolo per chi invece ha bisogno di una struttura esterna che scandisca i tempi e gli impegni.