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Giurisprudenza: cosa si studia, quanto è difficile e cosa fare dopo i cinque anni

25 marzo 20266 min di lettura

Giurisprudenza è una di quelle facoltà su cui circolano più stereotipi che informazioni accurate. Lo sbocco non è solo l'avvocato. Lo studio non è solo memoria. E la laurea non è inutilizzabile fuori dall'ambito legale. Vale la pena smontare qualche mito prima di decidere se fa per te.

Cos'è giurisprudenza, davvero

Studiare diritto significa imparare a leggere la realtà attraverso le norme che la regolano. Tutto quello che tocchiamo, vediamo e facciamo ha una dimensione giuridica: un contratto di compravendita quando acquistiamo qualcosa, un contratto di locazione quando affittiamo casa, i principi costituzionali che garantiscono il diritto all'istruzione, le procedure che si attivano quando cade un governo.

Non è uno studio prettamente mnemonico. I codici esistono, vanno conosciuti, ma non si imparano a memoria come un elenco della spesa. Vanno compresi. Dietro ogni norma c'è un istituto giuridico, una logica, un'interpretazione. Chi capisce il diritto lo applica. Chi lo memorizza senza capirlo non ci fa nulla.

Un parallelo utile: i codici stanno al giurista come l'anatomia sta al medico. Sono la base, non il fine.

La struttura del corso

Giurisprudenza è una laurea magistrale a ciclo unico: cinque anni, tutti insieme, un unico diploma alla fine. Non esiste una triennale separata che porta allo stesso risultato.

Esiste però una via alternativa: scienze giuridiche, una triennale che copre materie simili e che, a seconda del curriculum scelto, può essere integrata con una laurea magistrale in giurisprudenza per ottenere lo stesso titolo finale. Questa strada ha senso per chi ha necessità di avere una laurea in mano prima dei cinque anni, o per chi non è ancora sicuro di voler arrivare fino in fondo.

Le materie principali

Il percorso parte dalle basi del sistema giuridico e si approfondisce nel tempo:

  • Primo anno: diritto costituzionale, diritto romano, economia politica, storia e filosofia del diritto. Si comincia a costruire la forma mentis giuridica.
  • Anni centrali: diritto privato, diritto civile, diritto penale, diritto commerciale. Si entra nel cuore dell'ordinamento, dai contratti alle società, dai reati ai principi del processo.
  • Anni finali: diritto tributario, diritto amministrativo, diritto processuale civile e penale. Materie tecniche, con una mole di studio importante, ma fondamentali per chi vuole lavorare nel settore pubblico o nelle professioni forensi.

Durante il corso si scelgono anche esami integrativi: conviene sceglierli in base alle proprie inclinazioni future, non a caso.

Gli sbocchi lavorativi

Il mito dell'avvocato come unico sbocco è resistente ma falso. Con una laurea in giurisprudenza si può:

  • Accedere ai concorsi pubblici: quasi tutti i concorsi per funzionari, dirigenti e assistenti amministrativi nella pubblica amministrazione sono aperti ai laureati in giurisprudenza. Lo stesso vale per molti concorsi nelle forze dell'ordine.
  • Lavorare nelle aziende private: come consulente legale interno, giurista d'impresa, o nell'ambito delle risorse umane. Il diritto del lavoro è una competenza molto ricercata nelle aziende.
  • Intraprendere le professioni forensi classiche: avvocato, notaio, magistrato. Ognuna richiede un percorso specifico dopo la laurea.

Le professioni forensi nel dettaglio

Per diventare avvocato o notaio è necessario un tirocinio di 18 mesi presso uno studio, oppure frequentare una scuola di specializzazione per le professioni legali che dura due anni e copre in parte questo requisito. Poi c'è l'esame di Stato.

Per la magistratura i requisiti sono diversi: è necessario avere già il titolo di avvocato o notaio, oppure aver svolto un tirocinio presso tribunali o procure. Non è un concorso ad accesso diretto dalla laurea.

Una cosa da sapere: le professioni forensi richiedono tempo prima di dare stabilità economica. Il praticante avvocato, almeno all'inizio, potrebbe non percepire compenso. Diventare un professionista con un guadagno adeguato al percorso fatto richiede anni. Non è un percorso che ripaga subito.

La difficoltà del corso

Giurisprudenza è impegnativa. Le materie degli anni centrali e finali, come diritto processuale civile e penale, sono dense e richiedono molto tempo. L'abbandono esiste, come in tutti i percorsi lunghi, ma è quasi sempre legato a chi scopre strada facendo che la sua strada è un'altra.

Il segreto, ripetuto da quasi tutti, è non procrastinare. Cinque anni sembrano tanti ma la mole di studio si accumula rapidamente. Chi studia con costanza, distribuendo il lavoro nel tempo, ce la fa senza dramma. Chi rimanda si ritrova a fare mazzate di studio a ridosso degli esami.

Venire dal liceo classico aiuta, ma non è un requisito. Il liceo forma il metodo di studio, e il metodo conta più dei contenuti pregressi. Chi viene da altri istituti deve solo adattarsi a un modo di studiare diverso da quello delle superiori.

L'accesso

A Macerata l'accesso è libero per chi si è diplomato con 70 o più. Chi ha un voto inferiore deve fare un test iniziale, ma non superarlo non preclude l'iscrizione: viene assegnato un tutor e si ha tempo per recuperare. Non è una facoltà a numero chiuso.

Quale università scegliere

Le differenze tra atenei esistono ma non sono enormi sulle materie di base, che sono le stesse ovunque. Variano l'impostazione, le opportunità internazionali, i docenti, il costo della vita nella città.

Alcuni atenei hanno programmi con doppia laurea internazionale, per esempio con università francesi o americane. Chi vuole un percorso con una prospettiva internazionale vale la pena che verifichi questa opzione prima di scegliere.

Il consiglio più utile: leggere i piani di studi degli atenei che interessano, non solo le brochure. E parlare con gli studenti di quell'ateneo, non con i professori o con chi si è laureato venti anni fa. La prospettiva di chi ci è dentro adesso è quella più utile.

A chi conviene sceglierla

A chi non sa ancora cosa vuole fare, perché lascia aperte molte porte. A chi ha il sogno di fare l'avvocato o il magistrato, ma senza farsi illusioni sulle serie TV americane: l'avvocato italiano, specialmente il civilista, lavora molto più sulla carta che in aula.

Non conviene a chi si aspetta uno sbocco immediato o una stabilità economica rapida. Chi sceglie le professioni forensi deve mettere in conto anni di costruzione prima di vedere risultati solidi.

Un errore da evitare: chiudersi in casa a studiare per cinque anni. Le applicazioni pratiche del diritto si trovano ovunque nella vita reale, e viverle mentre si studia fa capire molto di più di quanto non faccia un manuale.